Panchina commemorativa in memoria di Emanuela Massicci.
Progetto vincitore del bando di idee promosso dal Comune di Castignano insieme alla Scuola di Architettura e Design "Eduardo Vittoria" dell'Università di Camerino (SAAD).
Emanuela Massicci aveva 45 anni, lavorava come insegnante ed era madre di due figli. Viveva a Ripaberarda, frazione di Castignano, in provincia di Ascoli Piceno. La sera del 19 dicembre 2024 è stata vittima di femminicidio nella propria casa. Da allora la sua comunità non ha smesso di ricordarla: fiaccolate, iniziative pubbliche e infine un bando dedicato a trasformare il dolore in un luogo permanente di memoria e di impegno civile.
Il Comune di Castignano ha promosso un concorso di idee rivolto agli studenti, in collaborazione con la Scuola di Architettura e Design "Eduardo Vittoria" dell'Università di Camerino. Diciannove progetti sono stati presentati e discussi pubblicamente in Sala Consiliare: tra questi, "Esistenza Mutilata" è stato scelto per essere realizzato nei giardini comunali di Ripaberarda, la frazione in cui Emanuela viveva. Il progetto porta la firma di Leonardo Cifola e Umberto Stefani, pensato e realizzato interamente a quattro mani.
"Una panchina rossa, scomoda, che faccia riflettere."
Fabio Polini — Sindaco di Castignano
"Esistenza Mutilata" racconta nel nome stesso l'idea al centro del lavoro. Una panchina rossa in acciaio è interrotta da un vuoto di 40 centimetri: la rappresentazione fisica di un'assenza che non si può ignorare. Sotto quel vuoto, impressa nel cemento, resta l'impronta delle scarpe di una donna — il segno indelebile di chi occupava quel posto. Dalla stessa ferita nasce una fioriera: la vita che continua a crescere sopra il dolore, a patto di essere curata.
Una mutilazione fisica che rappresenta il posto lasciato libero dalla vittima: un'assenza resa tangibile, non simbolica.
Il calco di un'assenza. Un segno indelebile impresso a terra, di chi occupava quel posto e vi rimarrà per sempre.
La vita che cresce sulla ferita. Simboleggia una memoria che, se curata, continua a fiorire.
La memoria fragile che continua: danno forma al vuoto, uniformano la struttura e fanno da tutore ai fiori.
Immagine simbolica di riferimento per il progetto, ispirata alle "scarpette rosse", simbolo internazionale della lotta alla violenza sulle donne.
In tutto il progetto il rosso resta l'unico colore acceso: sulla panchina, sull'impronta a terra, nella grafica del progetto stesso. Un richiamo diretto al linguaggio delle panchine rosse contro la violenza di genere, diffuso in tutta Italia, qui reinterpretato come parte integrante della struttura e non come semplice rivestimento.
La panchina è stata installata nei giardini comunali di Ripaberarda, addossata al muro lungo la via principale della frazione: un luogo di passaggio quotidiano, scelto apposta perché il monumento non potesse essere evitato. È stata inaugurata il 19 dicembre 2025, esattamente un anno dopo la scomparsa di Emanuela.
La struttura è pensata per restare: una lastra monolitica in acciaio al carbonio, tagliata al laser, pressopiegata e saldata, senza elementi accessori che possano danneggiarsi o essere rimossi. Un ciclo di finitura in tre passaggi protegge il colore e il metallo nel tempo.

Assonometria — scala 1:10

Lastre in acciaio, Rosso Traffico RAL3020
L'inaugurazione è stata seguita dalle testate locali, con interviste ai due autori del progetto sul significato della panchina e sul percorso che ha portato alla sua realizzazione.
Se subisci violenza, non restare in silenzio.
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